“Un momento di riflessione e proposta tra ragazzi e tv di qualità” ha affermato il 29 ottobre la vicepresidente del Consiglio regionale, Mariangela Cotto, aprendo il convegno “Le trappole del verosimile” TV dei ragazzi e qualità: analisi e proposte organizzato dal Corecom Piemonte e tenutosi nel Palazzo della Provincia di Asti.
“Tre anni fa, all’inizio del nostro lavoro sulla tv di qualità – ha dichiarato il vicepresidente del Corecom Piemonte, Roberto Rosso, introducendo l’argomento della giornata – vi era solo un programma, autoprodotto da una tv locale, realizzato per giovani spettatori minorenni. Adesso la situazione sta cambiando, le sensibilità crescono e la ricerca che abbiamo promosso con la Facoltà di Scienza della Formazione dell’Ateneo torinese nelle scuole del territorio astigiano dovrebbe portare un valido contributo per capire il rapporto tra media e minori”.
“Le trappole del verosimile si nascondono spesso nei programmi d’informazione in cui ci si aspetta una ricostruzione oggettiva della realtà. L’unico rimedio consiste nel credere nella capacità educative della scuola e nella capacità di condivisione educativa della famiglia”. Questo è quanto ha affermato il curatore della ricerca, Alberto Parola, responsabile della ricerca e docente di pedagogia sperimentale dell’Università di Torino. “Violenza e sesso fanno parte del nostro mondo – ha continuato Parola - per cui, se funzionali a una trasmissione tv e entro certi limiti, possono e devono essere accettate. Non si tratta quindi solo di difendere e tutelare i minori. Ma il vero salto di qualità consiste nel capire se certe situazioni hanno un senso. Anche perché la censura esisteva e non dava risultati. Non bisogna spegnere internet o la tv”.
Daniela Robasto e Alessia Rosa, le ricercatrici che hanno collaborato con Alberto Parola, hanno spiegato lo svolgimento della ricerca, commissionata dal Comitato
piemontese, e che ha coinvolto circa 300 allievi di 7 scuole elementari e medie della provincia di Asti. Un lavoro svolto con metodi innovativi come il brainstorming. Si è proposta una collaborazione direttamente ai ragazzi, si è fatta entrare la tv in classe e si è parlato di qualità e dei vari linguaggi con i quali vengono veicolati i messaggi da parte dei media. Il dato quantitativo su quanto tempo un ragazzo passa davanti alla tv o navigando su internet non si è potuto considerarlo sufficiente, risultando poco significativo, ma si è cercato di indagare sul dato qualitativo.
Obiettivo dello studio e del convegno, è infatti quello di trovare delle strategie valide per insegnare ai ragazzi a fare un uso consapevole e non passivo dei “media”, a partire dalla televisione e da internet.
Nella sua relazione il commissario del Corecom, Adriana Marchia, delegata a seguire la ricerca, ha rilevato che “la sfida che ci attende è quella di portare la nuova metodologia della media education nel mondo della scuola e della extrascuola attraverso corsi di formazione per affrontare l’emergenza educativa in atto nella nostra società. Sviluppare, quindi, il senso critico nell’utilizzo della multimedialità da parte dei ragazzi e delle loro famiglie”.
Secondo Franco Mugerli, presidente del Comitato Media e Minori, “la confusione regna sovrana nel mondo delle comunicazioni. Un mondo permeato di nichilismo, dove non
esiste nessuna verità. Una situazione che viene evidenziata dalla difficoltà nel far rispettare, o anche solo conoscere, il Codice di autoregolamentazione tv e minori che è legge dal 2004”.
Tutti i relatori hanno poi osservato quanto il discorso sulle fasce protette oltre che arduo risulti spesso inutile pensando che in certe giornate e con certi programmi, alle ore 23.45, lo share è del 61% su un target di età tra i 4 e 14 anni. Ma si è anche scoperto, con l’analisi dei risultati della ricerca, che i ragazzi di Asti, in fatto di consapevolezza nell’uso della televisione, sono meglio di quanto si pensasse. A volte, addirittura, sanno riconoscere i vari format dei programmi televisivi e in molti casi riconoscono che dietro la programmazione proposta dalle reti ci sono interessi commerciali.
Nel corso dei lavori sono anche intervenuti: Antonio Baudo, assessore alle Politiche sociali della Provincia di Asti; Sergio Ebarnabo, vice sindaco di Asti; Andrea Sodano vicepresidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti (ente che ha contribuito per rendere possibile la ricerca); Francesco Contino, direttore dell’Ufficio scolastico provinciale di Asti; Maria Pia Caruso, dirigente dell’Ufficio di gabinetto dell’AGCOM; Maria Mussi Bollini, capostruttura Bambini/Ragazzi di Raitre e Francesco Ravinale, vescovo di Asti. Moderatore del dibattito è stato Paolo Girola, caporedattore vicario Servizi giornalistici Rai Piemonte. All’incontro hanno partecipato un centinaio degli studenti coinvolti nelle indagini, insieme ai loro insegnanti.