“Una molteplicità di soggetti ci hanno aiutato – dalla Rai, all’Istituto storico della Resistenza, agli studiosi ospiti – nella realizzazione di questo incontro promosso dal Comitato Resistenza e Costituzione per ricordare Massimo Mila” ha dichiarato il vicepresidente del Consiglio regionale Roberto Placido, delegato al Comitato, in apertura del convegno “Per Massimo Mila nel centenario della nascita (Torino, 1910 – 1988)”, ricordando che “l’impegno antifascista dell’intellettuale torinese lo portò a scontare ben cinque anni di carcere dal 1935 al 1940”.

All’incontro, che si è tenuto il 24 novembre a Palazzo Lascaris, è brevemente intervenuta la signora Anna Giubertoni Mila ringraziando per l’omaggio reso al marito.
Il video dedicato alla vita dell’intellettuale torinese, andato in onda nel 2009 e gentilmente concesso dalle TecheRAI, ha illustrato brevemente i tratti essenziali della figura di Massimo Mila.

Claudio Dellavalle, presidente dell’Istoreto, come moderatore dell’incontro, ha ricordato l’impegno civile di Mila,che l’ha accompagnato pertutta la vita e che ancora oggi è in grado di commuovere.

La prosa “civile” di Massimo Mila è stata al centro dell’intervento di Alberto Cavaglion, storico e curatore dei suoi scritti, che ne ha sottolineato la “straordinaria lucidità e modernità, affiancate alla capacità dell’autore, cresciuto alla scuola di Monti e Pavese, di esplorare diversi registri stilistici”.

Paolo Soddu, docente di storia contemporanea all’Università di Pavia e curatore delle lettere dal carcere di Mila, ha invece illustrato la dimensione pubblica dello scrittore ripercorrendone la vita attraverso le tappe fondamentali: la formazione giovanile nell’antifascismo, il carcere, la Resistenza, la partecipazione al Partito d’Azione e, infine,l’avvicinamento al Pci.

Oltre all’impegno civile e politico, il convegno ha voluto anche ricordare le due grandi passioni di Mila: la musica e la montagna.
Giorgio Pestelli, docente di storia della musica all’Università di Torino ha evidenziato come “la critica musicale di Mila superava il pericolo della routine, trovando in ogni occasione spunti di novità a contatto con interpreti, luoghi e pubblici ogni volta diversi”.


Ha chiuso l’incontro Enrico Camanni, giornalista e storico dell’alpinismo, che, citando lo stesso Mila, definisce la sua passione per le vette “l’altra faccia della sua persona, il compendio dello sforzo non solo intellettuale ma anche fisico per aver non solo scritto di alpinismo ma averlo concretamente praticato”.