“L’usura è una delle piaghe più rilevanti della società civile, anche in Piemonte. Con questo progetto nato nel 2009, pur se ancora modesto dal punto di vista quantitativo - ma che sicuramente rilanceremo il prossimo anno - vogliamo dare un contributo concreto per evitare il ricorso all’usura e rafforzare la solidarietà e la legalità”.
Così si è espresso il presidente del Consiglio regionale Valerio Cattaneo - il 1° dicembre, nella Sala dei Presidenti di Palazzo Lascaris – in occasione della presentazione dei risultati derivanti dal primo anno di vigenza della convenzione a favore del microcredito in Piemonte.
All’incontro presieduto del consigliere regionale Tullio Ponso, delegato all'Osservatorio sull'usura, hanno partecipato il presidente Fondazione Operti Daniele Ciravegna e Antonio Rossi esperto dell’Osservatorio.
In base all’accordo – stipulato il 2 novembre 2009 - tra Consiglio regionale del Piemonte e Fondazione Operti, sono quattro i progetti finanziati che complessivamente impegnano i 30 mila euro del fondo stanziato dall’Assemblea legislativa. Tale somma è confermata per l’esercizio finanziario 2011, ma viene considerata una base di partenza che l’Ufficio di presidenza proverà ad incrementare non appena ve ne sarà la possibilità.
Intanto sono stati trovati 5 mila euro per sostenere le attività di consulenza, istruttoria e accompagnamento svolte dai volontari della Fondazione.
Ponso, aprendo l’incontro, ha evidenziato che “l’intento dell’Osservatorio è quello di fare squadra sul territorio con tutti i soggetti che si occupano di queste tematiche per combattere al meglio il fenomeno dell’usura che da sempre coinvolge le fasce più deboli della popolazione”.
“L’azione fondamentale del microcredito – ha voluto ricordare Ciravegna - è quella di porre al centro la persona e di accompagnarla durante tutto il percorso creando una forte rete di relazioni che le impedisca di cadere nelle maglie dell’usura”.
Rossi ha concluso l’incontro sottolineando il grande potenziale del microcredito, ricordando che “il microcredito è uno strumento per realizzare il potenziale dei singoli, da non confondere con l’elemosina. Ormai annualmente in Italia vengono investiti ben 50 milioni di euro per finanziare progetti di questo tipo. Ma siamo solo all’inizio”.
Il programma di microcredito - rivolto a soggetti in condizione di disagio sociale o lavorativo e costantemente monitorato dall’Osservatorio - ha lo scopo di creare nuove microimprese e di sviluppare le microimprese non bancabili in Piemonte: a tal fine vengono erogate somme limitate - da 2 a 10 mila euro - ammortizzabili in 18-36 mesi, con un tasso d’interesse pari all’euroirs e uno spread dello 0,5%.
- Il signor Mario, che è stato segnalato dalla rete che collabora con la Fondazione Operti, è un immigrato con permesso di soggiorno per motivi umanitari che vive in Italia da una decina di anni, prima da solo poi raggiunto dai due figli. Nel suo paese lavorava nel negozio della famiglia. Nel nostro paese ha sempre lavorato come operaio con contratti a termine fino a due anni fa, con uno stipendio mensile di circa 1.100 euro. Il figlio maggiore si è inserito molto bene ed è iscritto all’università; la figlia sta frequentando un corso di specializzazione professionale. Per quattro mesi ha vissuto con il sussidio di disoccupazione, poi è stato preso in carico da un progetto che gli versa mensilmente circa 1.000 euro per un anno, fino a quando non si stabilizzerà con l’apertura del negozio da noi finanziato. Con il sostegno del programma, il signor Mario ha avviato un’attività di vendita cosmetici etnici. L’ubicazione del locale è strategica in quanto nel borgo vive un cospicuo numero di persone di colore, potenziali clienti della sua attività. Da rilevare che è anche sua intenzione, in un secondo tempo, iniziare la vendita dei suoi prodotti anche on line. Ha effettuato ricerche per verificare il potenziale bacino clienti e dopo gli inevitabili problemi di avvio, l’attività ha buone prospettive di sviluppo e riuscita.
- La signora Rosa, che vive con due figlie, è stata segnalata alla Fondazione dalla rete di partner che la sta sostenendo economicamente da un anno, a seguito sia della separazione dal marito, sia dell’esito negativo di una precedente attività di abbigliamento che la stava progressivamente facendo scivolare verso una situazione di povertà. E’ necessario tenere presente, in questo caso, la grave situazione debitoria contratta dalla signora a causa della precedente attività. Prima della richiesta del nostro intervento (stabilito in 9.000 euro) è stata richiesta la rateizzazione dei debiti e saldato il protesto. La signora ha aperto, nella cintura di Torino, un negozio di outlet per la vendita di calzature per bambini/ragazzi da o a 14 anni. Vista la sua esperienza passata nel settore del commercio la signora ha elaborato un’ indagine di mercato focalizzata sul potenziale bacino di utenza, costituito da un’alta percentuale di persone di età inferiore a 16 anni. L’attività presenta un buon margine di guadagno in grado di assorbire i costi di gestione e il mantenimento familiare.
- Un parroco ha segnalato alla Fondazione la situazione della signora Maria, che vive in Italia da diversi anni, sposata con un italiano e divorziata, con una figlia piccola. Anche in questo caso è’ necessario tenere presente la situazione debitoria che la signora ha contratto stipulando diversi finanziamenti, con un rientro mensile di 300 euro, a causa della situazione familiare in cui si è venuta a trovare. Su questi debiti è stato richiesto l’intervento della Fondazione Antiusura, facendo un unico piano di rientro a tasso agevolato a bassa rata mensile. La signora ha avuto una passata esperienza di commercio al dettaglio ed è per questo che con il sostegno economico del programma ha rilevato un’attività di alimentari nella cintura di Torino.
- L’ultimo caso riguarda la triste vicenda familiare di Luigi trascinatasi per circa 10 anni e culminata con la morte suicida del figlio (afflitto da problemi psichici e di tossicodipendenza). In questi anni per seguire la situazione del figlio, Luigi ha praticamente tralasciato la sua attività artigianale, senza comunicare la cessazione di attività alla CCIAA, contraendo una notevole situazione debitoria con l’INPS. La famiglia (composta da moglie e figlia) economicamente, in questi anni, ha potuto contare soprattutto sullo stipendio della moglie. Conclusa la vicenda del figlio, il signor Luigi, volendo reinserirsi in un contesto sociale dal quale si era allontanato, si è presentato alla Fondazione Operti per richiedere un sostegno, necessario per riavviare la sua attività di artigiano. Per poter procedere al finanziamento, la Fondazione ha fatto presentare al signor Luigi domanda di rateizzazione del debito all’Equitalia, così che l’istituto di credito di appoggio al finanziamento potrà procedere all’erogazione a fronte della documentazione che autorizza un rientro rateale. In tutti e quattro i casi sopra esposti, l’intervento ha avuto un duplice scopo: evitare che queste persone si rivolgessero a qualche usuraio e averle dato l’opportunità di reinserirsi in un contesto sociale ed economico.