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2014
NUMERO 2
W E B
Più democrazia e trasparenza
grazie ai Media civici
Negli ultimi dieci anni il mondo dell’informazione e dei media
in genere si è arricchito di nuovi strumenti grazie allo sviluppo
tumultuoso di Internet.
La loro diffusione è stata un acceleratore di cambiamento sociale
e culturale, ha modificato radicalmente l’interazione tra le perso-
ne e le modalità di partecipazione alla vita pubblica.
In Italia, nonostante i ritardi dello sviluppo digitale che mettono
il nostro paese spesso agli ultimi posti delle classifiche internazio-
nali, più della metà delle persone usa i social network o le piatta-
forme che si sono sviluppate.
Nel confronto pubblico e tra gli esperti del settore è ormai cen-
trale il dibattito sulle nuove forme di partecipazione politica dei
cittadini, sulle strutture della comunicazione tra i cittadini e gli
eletti, sui processi che portano a decisioni condivise.
C’è un tema emergente che va sotto il nome di Media civici che, se-
condo la definizione di Henry Jenkins, già docente del Mit Center
for Civic Media del Massachussets, sono “ogni uso di ogni media
che promuove o amplifica l’impegno civico”.
I Media civici non sono i social network che, nati con altri finalità,
si sono rivelati importanti strumenti ibridi anche per la partecipa-
zione, bensì piattaforme progettate fin da subito con l’obiettivo di
promuovere l’impegno civico, la partecipazione e la trasparenza.
Infrastrutture per sostenere la democrazia rappresentativa attra-
verso il rafforzamento dei legami sociali e il contributo della citta-
dinanza alla costruzione delle politiche pubbliche.
Il Consiglio regionale si è fatto interprete locale di questi
cambiamenti ed ha avviato da inizio anno il proprio progetto.
L’Assemblea legislativa rappresentativa della comunità piemontese
ha, oltre a una dimensione istituzionale, anche una dimensione
“politica”, nel senso che ospita dibattiti di carattere segnatamente
politico, riguardanti sia le funzioni della Regione sia altre temati-
che più generali che emergono dalla realtà sociale, dall’attualità, e
dalle esperienze del territorio. Anzi, il Consiglio spesso “fa notizia”
proprio in ragione di dibattiti e temi che solo in senso lato riguarda-
no l’attività propria della Regione (ad esempio i temi etici).
A fine aprile la Sala Morando di Palazzo Lascaris ha ospitato una gior-
nata di workshop a porte chiuse dove sono state invitate alcune delle
voci più autorevoli a livello nazionale per affiancare il Consiglio su una
strada ricca di sfide per il futuro ma che, secondo tutti i più recenti
studi, non ha visto un gran numero di successi in Italia e all’estero.
Damien Lanfrey
(Miur),
Lorenzo Benussi
(Top-Ix),
Gianluigi
Cogo
(Regione Veneto),
Michele D’Alena
(Comune di Bologna),
Adolfo Frediani
(Fondazione Ahref),
Stefano Moro
(Csi Piemon-
te),
Francesco Romano
e
Pietro Mercatali
(Ittig - Cnr),
Mario
Sartori
(Rete Civica Milano) hanno ragionato insieme sui princi-
pali strumenti adottati fino a oggi, sui processi partecipativi por-
tati avanti dalle altre Pa, sul coinvolgimento delle reti sociali in un
nuovo percorso di attivismo civico.
Al centro della discussione, gli istituti partecipativi già previsti dal-
lo Statuto piemontese.
La prima fase di studio del progetto si concluderà a fine anno pri-
ma di addentrarsi in una fase di elaborazione tecnica.
di
Fabio Malagnino
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