Per il terzo mandato dei sindaci

Nella seduta del Consiglio regionale del 24 febbraio è stata approvata - con 21 sì (FI, UDC, DS, Popolari-Margherita, Misto-UCR), 5 no (Radicali, Rifondazione Comunista, Verdi) e 6 astenuti (AN, Federalisti-AN) - la proposta di legge al Parlamento che modifica i commi 2 e 3 dell’art. 51 del Decreto legislativo 18.8.00, n. 267 (Testo unico sull’ordinamento degli Enti locali), presentata dai consiglieri Vincenzo Tomatis (primo firmatario), Antonello Angeleri, Rosa Anna Costa e Deodato Scanderebech (UDC).

La proposta prevede l’abolizione del divieto di candidatura per i sindaci che abbiano svolto il secondo mandato consecutivo, nei Comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti, e quindi la possibilità di svolgere un terzo mandato.

"Le motivazioni in base alle quali il Parlamento impose, dieci anni fa, tale limite - ha affermato Antonello Angeleri nel corso della relazione in Aula - erano dettate dall’esigenza di cambiare la dirigenza politica, e in tale ottica venne posta la questione della ricandidabilità dei sindaci e dei presidenti delle Province. Queste motivazioni, oggi, non sussistono più e tale vincolo viene ormai vissuto come una limitazione alla libertà di espressione e di partecipazione politica, specialmente nelle realtà più piccole, ove è estremamente difficile rinnovare la classe dirigente".

"Tra gli appelli al Parlamento per la modifica delle norme in questione - ha sottolineato - spicca l’autorevole intervento del presidente della Repubblica Ciampi e del presidente della Camera Casini. Proprio in quest’ottica va vista la presente proposta di legge alle Camere, resa urgente dal fatto che nella primavera 2004 saranno in scadenza la maggior parte delle amministrazioni locali, guidate dai sindaci non più ricandidabili dopo aver volto il secondo mandato".

"Non ci dovrebbe essere limitazione all’espressione politica dei sindaci - ha detto Carmelo Palma (Radicali), aprendo il dibattito generale - e non ha senso imporre vincoli solo ai piccoli Comuni: se infatti la partecipazione politica è un problema di democraticità, esso esiste sia nei piccoli sia nei grandi comuni".

"Se scorriamo l’elenco dei sindaci in carica nei piccoli Comuni del Cuneese - ha notato Bruno Mellano (Radicali) - ci accorgiamo che gran parte di essi è in carica da oltre vent’anni. Il palazzo del Comune non deve diventare la casa del sindaco e della sua signora, ma rimanere una res publica. Non consentire più di due mandati consecutivi ai sindaci non significa espellerli per sempre dalla scena politica, poiché essi possono ricandidarsi a cinque anni dalla scadenza del loro ultimo mandato".

"La proposta di consentire il terzo mandato ai sindaci dei piccoli Comuni è ragionevole - ha sottolineato Antonio Saitta (Popolari-Margherita) - perché riduce parzialmente la contraddizione della norma vigente, per cui tutti gli assessori regionali, provinciali e comunali, i presidenti di Regione, i ministri, i capi di governo non hanno limite di mandato, mentre i sindaci sì".

"Siamo favorevoli alla proposta - ha dichiarato Giuliana Manica (DS) -. Pur ritenendo importante l’alternanza e il rinnovo della classe dirigente, crediamo che debba essere data la possibilità di esercitare un terzo mandato ai Comuni inferiori ai 5.000 abitanti, dove è spesso difficile trovare una classe dirigente adeguata".

"Il vincolo della normativa in vigore è vissuto come lesivo della libertà - ha precisato Sergio Deorsola (Misto) - voterò il provvedimento, ma propongo un emendamento per innalzare il limite per i Comuni da 5.000 a 15.000 abitanti".

"Siamo contrari a questa pdl - ha affermato Mario Contu (Rifondazione Comunista) - non la riteniamo né urgente né necessaria. Occorre determinare limiti temporali alla cura della pubblica amministrazione per garantire la trasparenza e l’alternanza".

"Se questa proposta di legge fosse attuata - ha osservato Cesare Valvo (AN) - avremmo un sistema a due velocità, che creerebbe un vero e proprio ghetto. Parlare di piccoli Comuni, è fare un torto ai Comuni come istituzione. La Costituzione stessa parla di Comuni e basta".

"Stiamo affrontando un problema serio in maniera del tutto inadeguata - ha detto Rocchino Muliere (DS) - il Governo sembrava sul punto di decretare su questa materia, ma poi non lo ha fatto. Credo che i sindaci dei piccoli Comuni si aspettino che ci facciamo carico anche delle loro difficoltà, dei problemi legati alle risorse e al mantenimento dei servizi essenziali".

"Il Piemonte ospita una miriade di piccoli Comuni - ha ribadito Lido Riba (DS) - e immaginare che ci sia omogeneità tra il Comune di Torino e il Comune di Claviere, come sostiene Vaglio, mi sembra francamente azzardato".

"Sono d’accordo con chi non vuole estendere i mandati - ha dichiarato Rocco Papandrea (Rifondazione Comunista) – e tale norma dovrebbe essere estesa anche ai Consigli regionali e al Parlamento. A sentire i dati forniti da Mellano, sembra che per far cambiare i sindaci non possa che intervenire il padreterno".

"I problemi dei sindaci dei piccoli Comuni - ha precisato Giuliano Manolino (FI) - sono legati a carenze di risorse, di organico e di strutture. Le difficoltà non stanno nell’eventuale proroga del mandato: gli abitanti dei piccoli comuni hanno il diritto di votare chi vogliono".

"Le collettività devono eleggere le persone che ritengono migliori per amministrare la cosa pubblica - ha affermato Giancarlo Tapparo (Misto-UCR) - e questo è un principio che va salvaguardato. Sono invece dell’idea che sia importante impegnarsi per restituire maggiori poteri ai consigli comunali".

"La discussione di oggi mi sembra quanto meno intempestiva - ha detto Enrico Moriconi (Verdi) - e il limite di due o tre mandati dovrebbe essere previsto per tutte le cariche elettive".

"Si tratta senza dubbio di un provvedimento importante - ha sottolineato Valerio Cattaneo (FI) - difficilmente, però, questa proposta potrà essere presa in considerazione in tempo utile per le prossime elezioni amministrative".

"I partiti che ieri hanno dato vita alla legge n. 267/2000 oggi richiedono il cambiamento di uno dei suoi punti essenziali - ha concluso Marco Botta (AN) -. Mi sembra troppo facile e semplicistico pensare di risolvere i problemi modificando il numero dei mandati. È necessaria un’attenta analisi della distribuzione del potere tra i vari organi, se non si vuole creare una mostruosità".

Prima della votazione del testo, sono stati discussi sei emendamenti (quattro proposti da Carmelo Palma e Bruno Mellano, Radicali; uno da Lido Riba e Giuliana Manica, DS; uno da Sergio Deorsola, Misto, e Antonio Saitta, Popolari-Margherita).

L’Aula ne ha approvato solo uno – proposto dai Radicali, ma simile a quello formulato daiDS - che precisa: "per i Comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti la norma sulla non rieleggibilità dei sindaci si applica alla scadenza del terzo mandato".

 

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