Consiglio Regionale del Piemonte

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Una tragedia dell'amore. Quando l'amore non permette di conoscere gli animali

Poche settimane fa, in un comune del Piemonte, una donna è stata trovata morta vicino al toro cui era affezionata. Il sospetto che sia stato proprio l’animale a causarne la morte è stato confermato dall’esame autoptico sulla donna.

La storia ha inizio quando il toro, ancora vitellino, suscita le simpatie della signora, che lo ricopre di particolari attenzioni. Diventato adulto, il vitello non viene condotto al macello ma continua la propria esistenza tra stalla, prati, carezze e buon cibo.

Quando - il giorno della tragedia - il compagno della donna giunge sul luogo della disgrazia, il toro è accanto a lei e non mostra segni di aggressività. Un elemento che fa ipotizzare che essa possa magari essere stata scatenata da un movimento improvviso e inaspettato dell'animale in grado di procurare la lesione mortale.

Quanto accaduto invita a ragionare sul fatto che talvolta l’affetto verso gli animali tende a “umanizzarli” senza conoscerne o tenerne nel dovuto conto i comportamenti naturali. Mentre è importante ricordare che, anche quando instaurano un rapporto di affettività con le persone, gli animali non "dimenticano" la propria inclinazione naturale.

Nel suo amore per l'animale, la vittima ha probabilmente sottovalutato la natura del toro. Ha forse creduto che il suo affetto venisse ricambiato e che egli non avrebbe mai fatto movimenti pericolosi che avrebbero potuto farle del male.

Il lato debole delle posizioni empatiche - purtroppo - è non considerare l’essenza degli animali ma trasferire il pensiero umano all’altro vivente, come se questi avesse le medesime reazioni che ci attendiamo dai nostri consimili.

Il triste episodio ha comunque un epilogo diverso da quanto si potrebbe ipotizzare: proprio in memoria dell’affetto della donna, infatti, il toro non ha subito conseguenze e continua la propria vita senza essere condotto al macello.

enrico moriconi

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