Consiglio Regionale del Piemonte

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Soggetti a particolare rischio

Non si tratta di definire la comunità penitenziaria come un gruppo di popolazione “privilegiato” nell'ambito della gestione dell'emergenza pandemica: è sufficiente prendere atto che la situazione di vita e di lavoro in un ambito chiuso – ma solo parzialmente protetto – come è un carcere finisce per essere inevitabilmente “un soggetto a particolare rischio”.

Per questo venerdì 18 dicembre ho formalmente richiesto al presidente della Giunta regionale Alberto Cirio, all'assesore alla Sanità Luigi Icardi e all'Unità di crisi di considerare la comunità penitenziaria, come tutti i luoghi chiusi a cominciare dalle Rsa, un ambiente particolarmente a rischio per il contagio del Coronavirus. Quindi, alla luce delle notizie rese pubbliche con un comunicato ufficiale della Giunta regionale sulla gestione prevista per l’avvio della campagna di vaccinazione anticovid a livello nazionale e regionale, ho richiesto una particolare attenzione e uno specifico intervento rispetto a detenuti e operatori penitenziari.

L’assessore Icardi aveva informato che “nei primi giorni di gennaio dovrebbero poi essere consegnate ulteriori 170.000 dosi per la prima somministrazione ai soggetti interessati da questa fase”, quindi ho voluto ricordare – con una lettera inviata ai vertici regionali - come già il portavoce nazionale della Conferenza dei Garanti territoriali delle persone detenute, Stefano Anastasia, aveva posto pubblicamente la questione relativa all'opportunità e alla necessità di considerare fra i target prioritari di intervento anche i soggetti della comunità penitenziaria.

In Piemonte si tratta di circa 4.300 detenuti e circa 3.500 operatori penitenziari (agenti e collaboratori amministrativi). Come sottolineato dal commissario generale dell’Unità di crisi Vincenzo Coccolo, trattandosi di una vaccinazione su base volontaria, non si arriverà al 100% delle adesioni a livello generale, ma realisticamente neanche nell’ambito penitenziario, quindi - come già richiamato in una precedente comunicazione relativa alla campagna di vaccinazione antinfluenzale – si devono attentamente valutare i molti aspetti di opportunità legati alla gestione dell’emergenza Covid negli ambienti chiusi come gli istituti penitenziari. Si tratta di una scelta giustificata e giustificabile in termini di “prevenzione”: le campagne di vaccinazione in carcere per un target relativamente ristretto (7-8.000 persone in tutto) di cittadini presenti sul territorio regionale avrebbero un’azione di prevenzione dell’esplosione di focolai di contagio molto difficili da gestire per mancanza di spazi per l’isolamento e il distanziamento sociale, ma anche un effetto di prevenzione delle tensioni e dei timori che facilmente si possono innescare nell’ambiente penitenziario.

Mercoledì 16 dicembre l'Ufficio di presidenza della Commissione consiliare Sanità è stata – su mio proposta – nel carcere di Torino e il presidente Alessandro Stecco ha preannunciato altre visite: credo  non sia sbagliato confidare che la comunità penitenziaria piemontese possa rientrare già nella prima fase di somministrazione, che riguarderà il personale delle aziende sanitarie (120.000 persone) e gli ospiti e gli operatori delle Rsa (75.000 persone): i numeri del carcere sono davvero modesti, rispetto alle previsioni di intervento, ma le difficoltà organizzative non sono banali, quindi sarebbe davvero opportuno attivarsi sin da subito.

La riunione del Gruppo tecnico interistituzionale della sanità penitenziaria (Gtisp), organismo consultivo dell'Assessorato alla Sanità cui partecipano la Magistratura, l'Amministrazione penitenziaria, e i responsabili sanitari e regionali del settore, ha formalmente condiviso il richiamo – che ho proposto anche in quella sede – sulla necessità di una priorità di intervento sulla comunità penitenziaria dovuta all'oggettiva condizione di “cittadini a particolare rischio” in quanto vivono o lavorano in un ambiente chiuso.

In base ai dati dell'Amministrazione penitenziaria i detenuti positivi oggi in carcere sono 13 a Cuneo, 12 a Saluzzo, 11 a Torino e 1 ad Alessandria, mentre gli operatori penitenziari sono 9 a Torino, 7 ad Alessandria, 3 a Cuneo, e 1 rispettivamente a Fossano, Biella e Verbania.