Consiglio Regionale del Piemonte

Vai ai contenuti

C’era l’amore nel ghetto di Varsavia

Foto del comunicato stampa Marek Edelman, il leggendario vicecomandante dell’insurrezione del ghetto di Varsavia, scomparso da poco, è il protagonista dei due volumi presentati a Palazzo Lascaris lunedì 28 novembre per il ciclo Filo Diretto.
Dopo il saluto di apertura di Roberto Placido, vicepresidente del Consiglio regionale delegato al Comitato Resistenza e Costituzione, sono intervenuti Marco Brunazzi docente dell'Università di Bergamo, Krystyna Jaworska e Sarah Kaminski, docenti dell'Università di Torino, e Donatella Sasso dell'Istituto di studi storici “Salvemini”.

“Due libri su una figura straordinaria, un combattente vero che ha lottato in tutta la sua vita per la libertà delle proprie idee e del suo popolo” ha sottolineato Placido in apertura.
“Edelman racconta solo ed esclusivamente ciò che ricorda e che ha vissuto – ha sottolineato Sasso – senza alcun innesto romanzato. Una memoria vivida perchè vissuta sulla sua pelle”.
“La figura di Edelman ci suggerisce una riflessione generale su alcuni elementi della storia dell'epoca. La sua militanza fu convintamente socialista ma essa si conciliò senza problemi con la ricerca dell'identità ebraica, un tema di cui si parla poco nei libri di storia” ha spiegato Brunazzi.

Organizzata dal Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale, l’iniziativa ha raccontato attraverso i due titoli, “C’era l’amore nel ghetto” di Marek Edelman, e “Arrivare prima del Signore Iddio, conversazione con Marek Edelman” di Hanna Krall, la storia di chi, poco più che ventenne, guidò la rivolta del ghetto di Varsavia che, dotata di una decina di pistole e qualche chilo di esplosivo, tenne in scacco la strapotenza nazista dal 19 aprile al 10 maggio 1943.

Fra i pochi superstiti, Edelman combatté l’anno dopo nell’insurrezione della città. Cresciuto alla scuola del Bund, il partito socialista dei lavoratori ebrei, ai suoi ideali è rimasto fedele. Dopo la guerra, cardiologo all’ospedale di Lodz, è stato più volte licenziato e arrestato dal regime stalinista, fino alla vittoria di Solidarnosc. Ha sempre rifiutato di lasciare il paese che considerava suo e dei suoi morti, delle cui tombe si era dichiarato il guardiano. È morto, novantenne, il 2 ottobre del 2009.

fmalagnino