Consiglio Regionale del Piemonte

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Salvaguardare i diritti umani in Laos

Foto del comunicato stampa
“Nessuno ne parla. Questa storia è ignorata dalla maggior parte degli italiani: i giornali non ne fanno cenno, le emittenti televisive tacciono così come la comunità politica internazionale”: è il grido d’allarme lanciato da Vanida Thephsouvan, presidente del Movimento Lao per i diritti umani, nel corso del convegno “Il caso del Laos: ancora silenzio sui diritti umani violati”, che si è svolto il 20 dicembre a Torino a Palazzo Lascaris (via Alfieri 15), organizzato dall’Associazione radicale Adelaide Aglietta insieme all’ Associazione per il Tibet ed i Diritti umani del Consiglio regionale del Piemonte.
Dopo i saluti di Giampiero Leo, presidente dell’Associazione, i lavori sono entrati nel vivo grazie all’intervento di Bruno Mellano, attivista radicale, consigliere regionale dal 2000 al 2005 e già detenuto nelle carceri di Vientiane, che ha chiesto un sostegno concreto ed immediato delle istituzioni democratiche in favore dei diritti umani nel paese del Sudest asiatico.
Gli interventi di Javier Gonzales Diez, vicepresidente nazionale di Amnesty International Italia, e di Silvia Manzi, anche lei attivista radicale, modererati da Igor Boni, presidente dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta, hanno fornito l’agghiacciante situazione a trentasette anni dalla presa del potere nel 1975 da parte dei comunisti nella Repubblica Popolare Rivoluzionaria Lao.
In Laos non una sola cosa sfugge alla sorveglianza della polizia segreta e della milizia di villaggio; studenti e professori svaniscono nel nulla per aver semplicemente osato chiedere in maniera pacifica riforme democratiche; i cristiani sono tuttora arrestati per la semplice pratica della loro fede; gli appartenenti alle minoranze etniche sono continuamente perseguitati, affamati, massacrati. Si tratta di una repressione silenziosa, poco conosciuta, non mediatizzata attraverso immagini forti e quindi dimenticata.
Il caso dei dirigenti del Movimento del 26 Ottobre 1999, è uno dei numerosi esempi di negazione delle libertà fondamentali: arrestati per aver organizzato una marcia pacifica che chiedeva delle riforme democratiche e denunciava la corruzione e la gestione del regime, i cinque leaders del movimento sono ormai “desaparecidos”. La morte in prigione di uno di loro, Khamphouvieng Sisa-At, è stata confermata unicamente grazie alla testimonianza di un ex co-detenuto nel maggio del 2004: il decesso risaliva al 2001. Nessuna notizia si ha circa la sorte degli altri quattro arrestati.
“Contrariamente alla Birmania, il Laos non ha Premi Nobel. Noi non abbiamo figure simboliche e medianiche come Aung San Suu Kyi. Noi siamo soli con il nostro dramma”, ha concluso Vanida Thephsouvan.

mbocchio