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La memoria sconosciuta di Majdanek

Foto del comunicato stampa Majdanek, in Polonia, fu un campo di sterminio meno noto rispetto ai ben più tristemente conosciuti Mauthausen e altri, ma non certamente meno efferato. Il primo liberato dai russi nel 1944, dove venivano mandati a morire i malati di altri lager, dove nel novembre 1943 18 mila ebrei furono assassinati con un colpo di fucile alla testa.
Antonella Filippi e Lino Ferracin, docenti dell’istituto “Guarino Guarini” di Torino hanno realizzato, insieme ai lori allievi, una ricerca voluminosa, “Deportati italiani nel lager di Majdanek”, un registro puntuale di arresti, detenzioni, trasporti. Soprattutto, un album di esistenze recuperate che oggi, finalmente, possono dichiarare il loro sacrificio.
Gli autori, insieme a Tomasz Kranz, direttore del Museo statale di Majdanek, Marta Jablonska, archivista del Museo statale di Majdanek, e Barbara Stasiowska, presidente della Comunità polacca di Torino, sono stati ricevuti dal vicepresidente delegato al Comitato Resistenza e Costituzione, Roberto Placido.
“Un lavoro di passione e impegno di singoli, che ripara a una mancanza delle istituzioni. Questa ricerca meritava di essere portata avanti, in anni passati, dal nostro governo. Mi auguro che l’incontro di oggi sia l’inizio di collaborazioni future con il Comitato” ha sottolineato Placido.
Per la prima volta sono stati analizzati dagli studenti i registri del campo di sterminio, raccolti in questa ricerca che, come spiegano gli autori, “finalmente restituisce alle persone la loro storia e la riconsegna, per quanto è stato realizzabile, alle loro famiglie”.
“Il libro è un evento importante anche per il Museo di Majdanek”, ha concluso il direttore Kranz. “Da anni portiamo avanti progetti di educazione storica per le nuove generazioni, ma i documenti qui analizzati erano disponibili solo in Italia e rappresentano un contributo fondamentale alla memoria”.

fmalagnino