Consiglio Regionale del Piemonte

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Approvato il Dpefr 2015-2017

Foto del comunicato stampa Con 29 voti favorevoli e 13 contrari, il Consiglio regionale, nella seduta del 3 febbraio, ha approvato a maggioranza il Documento di programmazione economico finanziaria 2015-2017.
“Pur avendo negli anni perso efficacia – ha spiegato il vicepresidente della Giunta regionale, Aldo Reschigna, con delega al Bilancio – il Dpefr costituisce il quadro di riferimento finanziario per la predisposizione del bilancio annuale e pluriennale, per definire e attuare le politiche regionali. La prima parte analizza e aggiorna lo scenario economico e gli obiettivi di medio periodo anche considerando i vincoli nazionali di spesa. Vi sono le analisi dell’Ires che rappresentano il monitoraggio della vita economica anche attraverso i mutamenti demografici e istituzionali. Solo il 45% delle imprese piemontesi hanno una proiezione internazionale per cui, nonostante la ripresa dei mercati internazionali, risulta molto penalizzante la perdurante debolezza della domanda interna. Per ogni direzione regionale il documento è strutturato su tre elementi: gli scenari di partenza, gli obiettivi di legislatura e i risultati attesi con le azioni concrete. Con gli aggiornamenti del Dpfer si anticipa la discussione del bilancio e si misura la capacità di raggiungere gli obiettivi. Particolarmente importanti quelli, collegati alle recenti norme approvate, di riqualificazione della spesa regionale e di riordino delle Agenzie territoriali per la casa. Inoltre per lo sviluppo delle imprese si devono mantenere delle risorse sia per il manifatturiero che per i servizi”.
Numerosi gli interventi nella discussione generale che ha preceduto il varo del provvedimento:
Davide Bono (M5S) si è detto preoccupato per i tagli alla sanità attesi con la legge di stabilità “che compenseranno i fondi aggiuntivi promessi a suo tempo dal ministro alla Sanità, Lorenzin. Le risorse del D.L. 35/2013 e quelle del Fondo per lo sviluppo e la coesione (Fsc) sono insufficienti. Dobbiamo coprire i vecchi ‘buchi’ e poi cercare di finanziare i progetti migliori”.
Andrea Appiano (Pd) ha lamentato “il continuo mutamento del quadro di riferimento” ed ha sottolineato l’importanza del “piano di riordino della rete ospedaliera: non solo ospedali, ma costruzione di una rete territoriale di servizi senza precedenti, sostanziali per far funzionare il sistema sanitario e dare continuità assistenziale. Un obiettivo da perseguire nonostante la scarsità delle risorse”.
Paolo Mighetti (M5S) ha focalizzato la sua attenzione sulle politiche necessarie “per evitare il consumo del suolo. La Giunta regionale, a tale scopo, dovrebbe realizzare al più presto un censimento di quanto costruito sui territori compromessi e su quali siano le reali necessità di edificazione, oltre a efficientare il patrimonio edilizio esistente”. Mighetti ha anche lamentato “le questioni irrisolte dell’agricoltura come la crisi della risicoltura che soffre la concorrenza dei paesi extraeuropei”.
“Questo dovrebbe essere un documento di grande importanza che delinea il quadro di riferimento dei prossimi tre anni centrali nella legislatura – ha spiegato Gian Luca Vignale (FI) -. Il tema principale rimane il debito e, in particolare, che la posticipazione dei debiti non serva solo a spostare il problema al 2017. Le misure di riqualificazione della spesa regionale, recentemente approvate, non potranno essere estemporanee. Altrimenti la Regione inevitabilmente finirà per aumentare le imposte per arrivare a chiudere il bilancio.”
Francesca Frediani (M5S) ha annunciato un “appello per le politiche del lavoro pur non essendoci grandi margini di manovra: possiamo solo tamponare i problemi causati dalle conseguenze del ‘jobs act’ che impedisce il rinnovo della cassa integrazione in deroga. Dobbiamo anche puntare sulla Cultura, ma l’assessore non sembra dare delle precise linee politiche”.
“Il miliardo di euro di sofferenza di parte corrente ci costringe a cambiare il registro di questi ultimi vent’anni – ha affermato Gilberto Pichetto (FI) –. La ristrutturazione della organizzazione regionale può partire anche dai vantaggi e dai risparmi che si possono ricavare dalla realizzazione del Palazzo unico della Regione. Efficentamento e accorpamento delle direzioni e utilizzo intenso della telematica. Le norme di legge vigenti sono valide per il mondo di vent’anni fa per cui in questo ambito si deve innovare per dare più libertà d’impresa e libertà dalla burocrazia. Dobbiamo puntare sui settori produttivi che tirano di più come quello orafo e quello delle trasformazioni agricole”.
Per Federico Valetti (M5S) bisogna avere “più coraggio e ambizione per dettare linee guida che differiscano dal tradizionale sistema economico: il documento dell’Esecutivo propone obiettivi blandi e vaghi. Dobbiamo ovviare alle carenze dei trasporti e puntare sulla tutela dell’ambiente per il rilancio dell’economia. La Giunta regionale continua a puntare sui vecchi settori economici e alla solita cementificazione che invece dobbiamo bloccare: il 7,5% del Piemonte è cementificato mentre abbiamo tre città nella topo ten dei comuni più inquinati d’Italia”.
Marco Grimaldi (Sel) preoccupato per “la mancanza di un quadro economico” insiste affinché la Giunta regionale “si impegni al meglio nella trattativa per far slittare due anni il debito e ad affrontare la pericolosa questione dei derivati”.
Nella breve replica il vicepresidente Reschigna ha precisato che “con la rinegoziazione del debito otterremo fino a 160 milioni di euro di riduzione di spesa. Nel 2017 avremo dei risparmi per 87 milioni ma vi sarà il venir meno di un mutuo, risalente alla Giunta Bresso per pagare i debiti sulla Sanità dei precedenti Esecutivi, che incide per 86 milioni di euro. Riuscendo ad attuare la razionalizzazione delle società partecipate e del patrimonio, nel 2017 possiamo riuscire a garantire l’equilibrio di bilancio”.

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