Consiglio Regionale del Piemonte

Vai ai contenuti

Luci e ombre nelle carceri piemontesi

A circa due anni dalla pubblicazione della sentenza “Torreggiani” da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo, i numeri dimostrano inequivocabilmente che anche in Piemonte si è posto fine allo storico sovraffollamento delle strutture detentive. È uno dei dati più significativi emersi nel corso della conferenza stampa convocata lunedì 3 agosto a Palazzo Lascaris dall’Associazione radicale Adelaide Aglietta per fare il punto sulle visite ispettive - realizzate in collaborazione con i consiglieri regionali Gabriele Molinari (Pd) e Marco Grimaldi (Sel) - nelle strutture carcerarie di Cuneo, Torino, Vercelli, Asti e Alessandria.

Con il consigliere Molinari - che ha sottolineato come l’Assemblea regionale sia da sempre sensibile ai temi e ai problemi legati agli istituti di pena, grazie soprattutto all’attività del Garante regionale dei detenuti, e sia disposta a collaborare con le associazioni impegnate sul territorio - sono intervenuti Marco Del Ciello dell’Associazione Aglietta, Federico Dolce dell’Associazione torinese “È possibile” ed Eleonora Bechis di Alternativa libera.

Pur evidenziando diversi dati positivi, come l’impiego di trenta detenuti dell’Istituto Lorusso e Cutugno per la manutenzione delle aree verdi del Comune di Torino e l’inaugurazione dell’Icam, la struttura dedicata alle mamme detenute, è stata più volte ribadita la necessità di creare occasioni d’inserimento nel mondo dell’istruzione e del lavoro a fini rieducativi e per contribuire ad abbattere i rischi di recidiva.

I fatti in breve

  • I numeri dimostrano inequivocabilmente che anche in Piemonte, in seguito alla sentenza "Torreggiani", si è posto fine allo storico sovraffollamento delle strutture detentive.
  • Tra i dati positivi, l’impiego di trenta detenuti dell’Istituto Lorusso e Cutugno per la manutenzione delle aree verdi del Comune di Torino e l’inaugurazione dell’Icam, la struttura dedicata alle mamme detenute.
  • Ribadita la necessità di creare occasioni d’inserimento nel mondo dell’istruzione e del lavoro a fini rieducativi e per contribuire ad abbattere i rischi di recidiva.