Consiglio Regionale del Piemonte

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Lavori in Commissione, 17 settembre

Il regolamento regionale sugli agriturismi

Approvata lo scorso mese di febbraio, la nuova legge regionale in materia di agriturismi contempla un regolamento attuativo, che ha ottenuto il parere favorevole dalla terza Commissione (presidente Raffaele Gallo) nella seduta odierna.

Si tratta di un testo che dà indirizzi e garanzie importanti ad un settore significativo della nostra realtà economica, introducendo importanti elementi di semplificazione e trasparenza, come ha ribadito l’assessore all’Agricoltura Giorgio Ferrero.

Va sottolineata l’importanza che assumono la qualità e la valorizzazione dei prodotti agricoli dell’ azienda, e il suo legame con il territorio. Valorizzare qualità ed eccellenze locali è di importanza fondamentale se ci si vuole confrontare con buone prospettive con il mercato agroalimentare e l'offerta turistica.

La nuova legge stabilisce che d’ora in poi gli operatori piemontesi dovranno acquistare almeno il 60% dei prodotti alimentari presso altre aziende regionali e di questa quota, almeno il 25% deve essere di produzione propria. L’intento è normare e riqualificare l’offerta del settore agrituristico con un'attenzione particolare ai prodotti agricoli locali.

Inoltre, viene riservata particolare attenzione alle zone cosiddette svantaggiate, in special modo della montagna, e ai soggetti diversamente abili, si garantisce la piena trasparenza sulle regole, compreso il ribadire che l’agriturismo è complementare all’attività agricola, si dispone che negli agriturismi ci sia la prevalenza dell’attività agricola su quella alberghiera e di ristoro, e se ne fissano i criteri per la misurazione. Viene anche istituita la possibilità di esercitare una forma ridotta di ospitalità, quella rurale familiare, e di utilizzare spazi per il campeggio. Per l’avvio di un'azienda è sufficiente la segnalazione certificata di inizio attività.

Durante il dibattito, il consigliere Elvio Rostagno (Pd), già relatore di maggioranza della legge, ha voluto sottolineare come in passato molto spesso gli agriturismi nati con la legislazione nazionale del 1985 e poi con quella aggiornata del 2006, invece di essere un sostegno all’attività agricola fossero diventati una falsa concorrenza dell’attività turistico ricettiva, per cui venivano penalizzati coloro che avevano un’attività di ristorazione costretti a patire una poco sana concorrenza sulla scorta di normative non ben chiare. Prima c’era il limite di avere massimo 40 coperti, quota che molti agriturismi non rispettavano, nonostante avessero agevolazioni fiscali. Ora questo limite cade ma subentrano quelli dei prodotti.

Viene inoltre introdotta l’ospitalità rurale famigliare, una nuova forma di accoglienza agrituristica che prevede solo l’uso del fabbricato abitativo dell’imprenditore, e non di altre strutture collegate, con la possibilità di ricevere e somministrare pasti a un massimo di dieci persone al giorno.

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Parere positivo per il Def della Commissione Ambiente

Nella seduta della V Commissione Ambiente, presidente Silvana Accossato, è stato espresso parere consultivo favorevole a maggioranza per la proposta di deliberazione del Consiglio regionale “Documento di economia e finanza regionale 2015”.

Propedeutico al parere, dato sulle materie di competenza, si è svolta l’illustrazione da parte degli assessori regionali Alberto Valmaggia (Ambiente e parchi) e Francesco Balocco (Difesa suolo).

L’assessore Balocco ha evidenziato l’intento di “predisporre i progetti necessari per poter ottenere i finanziamenti per ridurre i rischi del territorio”. Si tratta dei progetti relativi agli interventi di riduzione del rischio idraulico e idrogeologico del programma nazionale previsto dalla Dpcm del 28 maggio 2015, gestiti dalla cabina di regia nazionale presso la Presidenza del Consiglio dei ministri. Oltre alle leggi nazionali si potrà far ricorso anche ai fondi europei Fsc per gli interventi di difesa del suolo.

“Le politiche di pianificazione territoriale e paesaggistica – secondo l’assessore Valmaggia - costituiscono un elemento di consolidamento delle culture e delle economie locali, e rafforzano la competitività e la attrattività della regione rispetto ai contesti europei e internazionali; possono essere, quindi, considerate vere e proprie politiche di sviluppo regionale”.

Lo Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell'ambiente verranno sviluppati attraverso i programmi: Aree protette, parchi naturali, protezione naturalistica e forestazione; Politica regionale unitaria per sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell'ambiente; Qualità dell'aria e riduzione dell'inquinamento; Rifiuti; Servizio idrico integrato; Sviluppo sostenibile territorio montano piccoli comuni; Tutela e valorizzazione delle risorse idriche; Tutela, valorizzazione e recupero ambientale.

Per lo Sviluppo sostenibile lo stanziamento previsto sarà di oltre 75milioni di euro.

Le opposizioni sono intervenute con Gianpaolo Andrissi e Giorgio Bertola (M5S) per evidenziare “la mancanza di risorse” contestuale alla “mancanza di novità”, in particolare sulle politiche per lo smaltimento dei rifiuti. È stato anche espresso l’auspicio che con la c.d. “Ecotassa” prevista dal decreto legge “Sblocca Italia”, si possano avere risorse aggiuntive per le politiche ambientali.

Daniela Ruffino (FI), sempre in merito al Piano rifiuti, ha asserito che “deve essere condiviso sul territorio e deve essere applicato il principio di riduzione del costo della bolletta in relazione alla riduzione della quantità dei rifiuti che attualmente stiamo registrando”.

La prossima settimana, il 24 settembre, è in programma un approfondimento sul Piano regionale dei Rifiuti.

Valmaggia ha anche illustrato il cronoprogramma per il rinnovo degli organi degli enti di gestione delle Aree protette regionali. “Proprio oggi – ha detto Valmaggia – è stato pubblicato sul Bollettino Ufficiale il bando con la scadenza per le designazioni e le candidature fissata per il 17 ottobre. Il 10 novembre concluderemo l’istruttoria sulle candidature ammissibili ed entro metà dicembre scadrà il termine per l’espressione dell’intesa con le Comunità delle aree protette”.

Per il 24 dicembre è prevista la pubblicazione delle nomine sul Bollettino Ufficiale che avranno decorrenza dal 1° gennaio 2016. In gennaio vi sarà, infatti, la riunione di insediamento dei nuovi Consigli e la decadenza degli attuali Commissari.

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Consumo del suolo

Anche negli ultimi anni, il consumo del suolo in Piemonte è cresciuto. È quanto emerso in seconda Commissione, presieduta da Nadia Conticelli il 17 settembre, dove  si sono svolte le informative riguardo la preparazione del Documento economico finanziario, degli assessori  Alberto Valmaggia in tema di urbanistica e territorio e di Augusto Ferrari, circa l’edilizia sociale.

In particolare, Ferrari ha spiegato i due ambiti di intervento (sopra o sotto i 15mila euro di ristrutturazione), annunciando che “sono state destinate risorse pari euro 5.295.026,40 agli interventi minori per il quadriennio 2014-2017 ed euro 30.444.463,96 agli interventi di maggior spesa, con una articolazione temporale 2014-2024”.

Valmaggia ha poi presentato l’informativa sul monitoraggio del consumo di suolo in Piemonte, ricordando che “Il contenimento del consumo di suolo costituisce uno dei temi principali sui quali si sono basate le politiche territoriali regionali degli ultimi 5 anni”.

L’arco temporale preso a riferimento (2008-2013) pone in rilievo un complessivo rallentamento del trend di crescita del fenomeno il consumo di suolo urbanizzato è passato da 139,294 a 147,316 ettari: dal 5,5% del 2008 al 5,8% del 2013 con un aumento di circa lo 0,30% il consumo di suolo agricolo ad elevata potenzialità produttiva è pari al 4,68% del territorio regionale con un incremento, rispetto al dato 2008, dello 0,05%, suddiviso sostanzialmente tra suoli agricoli di I, II e III classe d’uso.

Per il consumo di suolo riferito alle infrastrutture, si deve registrare una significativa contrazione della superficie dovuta a una diversa metodologia di calcolo; complessivamente tale tipologia di consumo contribuisce comunque in modo significativo al complessivo consumo di suolo, sia in termini quantitativi sia per gli effetti ambientali che i manufatti artificiali possono causare sugli ecosistemi e sulla continuità e fruibilità delle superfici agricole coltivate. Per quanto riguarda la tipologia di consumo di suolo reversibile, si deve registrare un decremento complessivo, ovvero la riduzione pari a circa 400 ha.

La provincia di Torino si conferma come l’ambito che incide in modo prevalente sul consumo complessivo di suolo regionale (34,00%), seguono, nell’ordine, Cuneo (20,50%), Alessandria (13,76%), Novara (9,22%), Asti (6,83%), Vercelli (5,67%), Biella (5,05%) e Verbania (4,97%). Consumo dei suoli agricoli di pregio, i dati evidenziano che il maggior consumo, in termini assoluti, riguarda le province di Novara (CSPa pari 9,49%), di Torino (CSPa pari al 6,87) e Biella (CSPa pari al 6,08).

I dati sono utilizzati anche per il Piano Paesaggistico Regionale, riadottato nel maggio 2015 dalla Giunta regionale. Il Piano è stato predisposto di concerto con il Ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo,  con riferimento agli ambiti vincolati. “Si sta concludendo in questi mesi la fase di revisione d’intesa con il ministero che ne ha potenziato finalità e contenuti e sarà presto oggetto di nuova adozione”. L’obiettivo principale è il ridisegno dei margini della città e la mitigazione degli impatti pregressi, mediante progetti che tendano a consolidare linee di azione di sistematica applicazione nelle maggiori città. Il monitoraggio del consumo del suolo è fondamentale anche nel nuovo Piano territoriale regionale.

gmonaco