Consiglio Regionale del Piemonte

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Rai, segnali di fumo?

“Con il pagamento del canone Rai obbligatorio in bolletta, diventa di maggiore attualità la questione che riguarda la ricezione del segnale televisivo in tutte le aree d’Italia”. Così Franco Siddi, componente del Consiglio d’amministrazione Rai, è intervenuto telefonicamente al convegno “La Tv che non vedi: Segnale Rai o segnali di fumo?”, organizzato nella mattinata dell’11 marzo dal Corecom Piemonte a Palazzo Lascaris. “Ho posto la questione anche in Commissione di vigilanza – ha continuato Siddi - la preoccupazione è anche nostra. Nel Cda ne abbiamo parlato, perché arrivano segnalazioni da ogni parte del Paese. Abbiamo raggiunto la copertura del 95 per cento della popolazione, ma ampie zone sono scoperte, anche se meno popolate. Con il canone in bolletta i nostri obblighi di servizio, se vogliamo aumentano. Credo che il momento sia propizio: stiamo rinnovando il contratto di servizio pubblico e tra gli obblighi di vanno inseriti dei correttivi, penso che gli enti locali, l’Anci, le Regioni, i Corecom debbano farsi sentire nella fase delle consultazioni”.

Secondo i dati proposti da un questionario che il Corecom Piemonte ha distribuito in tutta la Regione, sono almeno 600mila i piemontesi che non ricevono correttamente il segnale della Tv di Stato. E il presidente del Consiglio regionale Mauro Laus, nel suo intervento, ha dichiarato che “dall’indagine emerge una grave carenza nella diffusione del segnale. La manutenzione dei ripetitori è quella che è, quindi la situazione non può che peggiorare. Dobbiamo rivolgerci alla Rai, la questione va risolta una volta per tutte ed è importante che intervenga pure la Giunta”. Anche il sindaco di Torino, presidente Anci nazionale Piero Fassino, ha concordato sul punto: “E’ evidente che se la legge dice che bisogna garantire la copertura integrale del territorio per quanto consentito dalla scienza e dalla tecnica e visto che stiamo preparando la missione su Marte, allora si può anche portare il segnale Rai in tutto il Piemonte. È un tema che attiene a strategie di investimento: bisogna mettere in campo tutte le iniziative, come presidente Anci posso assicurare un’azione dell’associazione verso il Governo e la Rai perché si dia una soluzione a questo annoso problema”. È intervenuto quindi il presidente del Corecom Piemonte Bruno Geraci, l’ispiratore della ricerca e del convegno: “Quella che abbiamo fatto è la mappatura più precisa d’Italia. Non solo, il Corecom Piemonte farà da capofila per una ricerca che coinvolga tutte le Regioni, visto che i problemi ci sono dappertutto. Ma è la politica che deve farsi carico della questione: i problemi ci sono un po’ dappertutto: Novarese, Biellese, a macchia di leopardo tutta l’area delle Alpi e l’Appennino. Ma anche il centro di Asti, la collina di Torino. Disponiamo già di 500 risposte al nostro questionario e ne stiamo ricevendo decine e decine quotidianamente, che stiamo elaborando”.

Anche Ezio Ercole, commissario Corecom Piemonte, è dell’idea che “a fronte di un pagamento obbligatorio il servizio va garantito”, mentre Pietro Grignani, direttore del Centro di produzione Rai di Torino, ai microfoni di Cr Piemonte Tv, ha aggiunto che “la Rai per prima subisce la questione, che va risolta sapendo che non è facile. Semplificare non aiuta a risolvere i problemi”.

Lido Riba, presidente Uncem Piemonte, ha affermato che “pagare il canone a prescindere, senza avere il servizio è una estorsione e a questo punto le istituzioni devono intervenire. Talvolta la nostra protesta viene addirittura dileggiata o derisa”, mentre Marco Orlando, direttore Anci Piemonte ha ricordato che “nessuna legge dice che gli Enti locali debbano farsi carico delle spese per la trasmissione del segnale televisivo. Per quanto riguarda la diffusione dei segnali digitali, devo dire che forse il Montenegro è più avanti dell’Italia”.