Ruolo della mediazione interculturale

La mediazione culturale è stata al centro di un seminario, venerdì 29 aprile a Palazzo Lascaris, e per l’occasione si è presentato il volume “Linee guida e buone prassi per il corso di base per mediatore culturale” curato da Michele Grisoni e Manuela Colombero,  presenti all’incontro.

L’evento è stato promosso dal gruppo di ricerca InCreaSe sorto con l’obiettivo di contribuire al benessere sociale e al conseguimento di uno sviluppo sostenibile, inclusivo, equo e stabile.

I lavori sono stati introdotti da Nadia Cordero, dirigente standard formativi della Regione Piemonte, mentre, in veste di moderatore, è intervenuto Guido Lazzarini, sociologo dell’Università di Torino – direttore InCreaSe.

Il seminario si è svolto in due momenti: il primo, dal titolo: “Esperienze di mediazione e formazione” e ha visto gli interventi di: Ezio Como (responsabile formazione fasce deboli Città metropolitana di Torino), Raffaella Gramaglia (direttore A.S.P. di Cuneo), Aalla Lahcen (mediatore interculturale), Sara Marchisio (referente èquipe mediatori interculturali Coop. Sociale L’Arca di Cuneo), Andrea Pintonello (responsabile area formazione Iusto-Ssf Rebaudengo), Roberto Sarto (direttore centro servizi formativi Enaip di Torino), Blenti Shehaj, presidente associazione multietnica mediatori interculturali).

Il secondo, dal tema “Prospettive di mediazione in un tempo di crescente conflittualità”, ha visto la discussione tra Enrico Allasino (sociologo Ires Piemonte), Katia Fabbro (esperta di processi formativi), Donatella Giunti (funzionario assistente sociale prefettura di Torino), Guido Lazzarini, Mariagrazia Santagati (sociologa Università Cattolica Milano-Brescia).

Dagli interventi dei vari relatori è emersa quale debba essere necessariamente la funzione della mediazione interculturale, riassumibile in cinque caratteristiche che chiariscono l’importanza di instaurare rapporti di reciprocità tra i servizi, gli operatori e le agenzie formative.

In primo luogo la mediazione inter-istituzionale o di carattere sociale agente sul piano relazionale; la seconda tipologia è definita di facilitazione della comunicazione e dell’inserimento all’interno del territorio quindi, l’aspetto riguardante la vita della persona, che vede il mediatore interculturale operare attraverso una mediazione interna, una sorta di “ponte” che permette alla persona di inserirsi nel nuovo mondo che lo ha accolto.

Un ulteriore tema è il ruolo che il mediatore è tenuto a svolgere, una funzione di chiarificatore della situazione e del contesto in cui si trova la persona; infine il lavoro di educazione interculturale da parte del mediatore deve assumere un ruolo particolare e delicato, quello del formatore.

Per conseguire questi obiettivi occorre ribadire l’importanza della dimensione di rete e dell’approccio sistemico nella preparazione e predisposizione sia dei servizi territoriali sia di un corso di base o di aggiornamento/specializzazione nella mediazione interculturale ricercato e condiviso dalle agenzie formative.

A conclusione dei lavori l’intervento dell’assessora regionale alle Pari opportunità ha evidenziato come la Regione stia ricostruendo politiche sull’immigrazione che possano rispondere alle nuove sfide che attendono ai bisogni di determinate fasce sociali.

In tale direzione, la Regione ha recentemente approvato una legge, la n. 5/2016 contro tutte le discriminazioni.

È intendimento della Giunta lavorare gradualmente sul territorio al fine di giungere alla proposta di una nuova normativa sull’immigrazione, dialogando direttamente con i soggetti operanti sul territorio anche attraverso il ruolo del mediatore interculturale.

 

dbarattin