Consiglio Regionale del Piemonte

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Rendiconto del Consiglio regionale

Nella seduta del 28 giugno il Consiglio regionale ha deliberato all’unanimità dei votanti (31 sì) il “Rendiconto della gestione – Conto del Bilancio del Consiglio regionale anno 2015”, destinato ad essere parte integrante e sostanziale del Rendiconto della Regione Piemonte.

Il documento è caratterizzato dall’applicazione per la prima volta degli schemi di bilancio e dei principi contabili stabiliti dal d.lgs 118/2011, con le modifiche introdotte dal d. lgs 126/2014, entrate in vigore dal 1° gennaio 2015. Scopo del nuovo regime contabile è quello di rendere i bilanci delle amministrazioni pubbliche omogenei, confrontabili e aggregabili.

Altro punto saliente del rendiconto è riscontrabile nella conferma dell’andamento virtuoso al risparmio dei costi dell’Assemblea legislativa. Un trend che dal 2011 ha portato il Consiglio regionale a costare 51,3 milioni di euro alla collettività rispetto ai 76 milioni di solo cinque anni fa.

La spesa corrente del 2015 è stata pari a 50,9 milioni, una totale frutto della sommatoria di varie voci: la cosidetta spesa politica (indennità di carica e di missione dei consiglieri, vitalizi ex consiglieri, Difensore civico ecc…), ridotta del 36% rispetto al 2011; le spese di affitto locali e noleggio autovetture, ridotta del 62%; le spese per l’acquisto di beni e servizi, meno 34%; spese per il personale di ruolo e non, meno 31%; spese per consulenze e convegni, meno 19%.

Nel corso del breve dibattito è intervenuto Andrea Appiano (Pd) rilevando che per “il primo anno è stato applicato il principio della competenza finanziaria potenziata che presenta uno specchio più reale della situazione. Una situazione che sottolinea un trend di diminuzione della spesa notevole, evidenziato anche nei bilanci dei gruppi consiliari ridotti al pagamento dello stipendio dei dipendenti”.

Per il gruppo M5S è intervenuto il capogruppo Giorgio Bertola che ha rivendicato l’insistenza del gruppo “che ha portato a dei risparmi derivanti dall’abbassamento dell’indennità spettanti ai consiglieri, pur non nella forma da noi auspicata. Stona il dato di oltre 7 milioni di euro all’anno speso per gli assegni vitalizi che non si sono voluti cancellare per il passato: il gruppo M5S aveva una proposta in senso retroattivo. La maggioranza non ha voluto nemmeno approvare il divieto di cumulo tra vitalizi, mentre Renzi vuole cancellare i costi della democrazia eliminando il Senato elettivo”.

Secondo Gian Luca Vignale (FI) “se il resto della Regione avesse fatto l’efficienza che ha posto in essere l’Assemblea legislativa, la situazione dei conti sarebbe assai migliore. C’è stato un taglio anche sui costi della democrazia: noi siamo pagati soprattutto per legiferare ma il supporto al Consiglio regionale è ridotto, un supporto che la Giunta ha mantenuto alla sua attività. Con un percorso iniziato due legislatura fa, i piemontesi hanno adesso 30milioni in più l’anno. Volevamo, infatti, discutere il rendiconto solo dopo che ci fosse stato un documento condiviso sulla destinazione dei 6,7 milioni di avanzo di amministrazione netto che ‘appartengono’ al Consiglio regionale”.