Consiglio Regionale del Piemonte

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La battaglia dell'Assietta

La battaglia dell’Assietta non si trova nei libri scolastici di storia, troppo complicato ricordare tutte le battaglie della millenaria storia europea, ma è uno dei fatti d’arme che più hanno segnato il Piemonte, la sua storia e persino la sua identità: una delle frasi storiche pronunciate lì dal Conte di San Sebastiano - “Noi autri i bogioma nen, Noi non ci muoviamo” - è diventata, anche se con un’altra interpretazione, un modo di identificarsi dei piemontesi.

Ogni anno viene rievocato l’evento: domenica 17 luglio l’atmosfera è stata però - per la prima volta - come irreale, condizionata dalla recentissima strage di Nizza.

Allora nel 1747 - quando infuriava la Guerra di successione austriaca, conflitto che sconvolse l’Europa - i francesi, insieme agli spagnoli, erano gli invasori che alla fine vennero sconfitti e respinti. Oggi - come ha sottolineato il cappellano militare don Diego Maritano durante la messa al campo - “sono i nostri fratelli duramente colpiti, che abbracciamo e confortiamo”.

Alla rievocazione, giunta alla quarantanovesima edizione, il Consiglio regionale del Piemonte è stato rappresentato da Elvio Rostagno; sono anche intervenuti i consiglieri Alessandro Benvenuto e Davide Gariglio.

La battaglia si svolse il 19 luglio e iniziò alle quattro di mattina, quando i francesi iniziarono a muoversi, divisi in tre colonne, nel tentativo di aggirare i piemontesi. Nonostante i numerosi tentativi, però, non riuscirono a superare il fuoco di sbarramento, pur essendo in ventimila contro settemila e cinquecento. Durante la battaglia morirono i principali ufficiali francesi, tra cui il maresciallo Arnault, che comandava la colonna centrale, e lo stesso generale Bellisle, che aveva la responsabilità generale della battaglia e dell’invasione dalla Valle di Susa.

Per lunghi anni il ricordo di questa sanguinosa battaglia durò fra gli alpigiani; si dice che i pastori ripetessero con ritmo monotono le strofe piene d’ironia, nelle quali un ignoto bardo delle Alpi cantò in francese la vittoria italiana dell’Assietta.

Il colonnello Massimo Siragusa, che ha comandato il 1° Reggimento, anche lui salito alla Testa dell’Assietta, ha ribadito il ruolo che ebbero proprio i Granatieri di Sardegna, meritando il privilegio, ancora oggi in uso, di indossare sulle uniformi i bianchi alamari.

La battaglia dell’Assietta, da un punto di vista strategico, segnalò lo stallo delle operazioni belliche in Italia, mentre da un punto di vista militare, sancì il fallimento delle tattiche di combattimento francesi, basate su assalti in colonna alla baionetta senza sufficiente supporto di fuoco di copertura. Per entrambi i contendenti, in particolare per l’esercito francese e per quello sabaudo, la campagna del 1747 prosciugò definitivamente le riserve materiali e umane, costringendo Luigi XV e Carlo Emanuele III a riconsiderare le trattative di pace, concluse poi l’anno seguente con la Pace di Aquisgrana, che decretò la fine dell’intera guerra di successione austriaca.

L’Italia si avviò, quindi, ad un lungo periodo di stabilità che venne scosso soltanto sul finire del secolo a seguito del coinvolgimento della penisola nei fatti legati alla Rivoluzione francese e all’epopea bonapartista.

 

 

 

 

 

 

 

I fatti in breve

  • Era il 19 luglio 1747 quando l’epica resistenza dell’esercito austro-piemontese contro i francesi pose le basi per la nascita del Piemonte moderno.
  • A 2500 metri di quota s’affrontarono i 20mila francesi, guidati dal cavaliere Bellisle, e i 7500 piemontesi del generale Cacherano di Bricherasio. Si trattò d’una vittoria eroica per i piemontesi.
  • Ogni anno viene rievocato l’evento: domenica 17 luglio l’atmosfera è stata però - per la prima volta - come irreale, condizionata dalla recentissima strage di Nizza.

 

Dichiarazioni

Oggi - come ha sottolineato il cappellano militare don Diego Maritano durante la messa al campo - “sono i nostri fratelli duramente colpiti, che abbracciamo e confortiamo”.

Il colonnello Massimo Siragusa, che ha comandato il 1° Reggimento, anche lui salito alla Testa dell’Assietta, ha ribadito il ruolo che ebbero proprio i Granatieri di Sardegna, meritando il privilegio, ancora oggi in uso, di indossare sulle uniformi i bianchi alamari.

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