Consiglio Regionale del Piemonte

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Giorno del Ricordo

In occasione del Giorno del Ricordo, in memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata, venerdì 10 febbraio, al Cimitero monumentale di Torino si è tenuta la cerimonia commemorativa presso il Monumento dedicato che si trova nel viale Centrale o viale Brin, di fronte al Mausoleo dell’Aeronautica (la grande Ala). Oltre al presidente del Consiglio regionale del Piemonte Mauro Laus, e alla sindaca di Torino Chiara Appendino, alla cerimonia hanno presenziato anche il prefetto di Torino Renato Saccone, e Antonio Vatta, presidente regionale dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia.

“Un’occasione, quella di oggi, in cui desidero ribadire che non siamo solo quello che siamo oggi, ma anche ciò che ricordiamo, e lo dico non solo come presidente del Consiglio regionale ma anche in qualità di presidente del Comitato per i diritti umani - ha affermato Laus -. L’umanità e le istituzioni hanno fallito nel momento in cui hanno rimosso il ricordo delle cause e delle responsabilità degli orrori accaduti in passato e che  oggi, purtroppo, hanno ceduto il passo alla discriminazione e al rifiuto dell’altro. Siamo davanti ad un’involuzione culturale che ha travolto ogni ambito della società moderna, con il fondato pericolo che venga compromesso il diritto di ognuno di noi a esercitare la propria libertà personale. Le foibe furono un atto disumano che colpì indiscriminatamente gli italiani. In quei morti non c’è distinzione tra combattenti di destra o di sinistra, di ideologia o religioni. Erano semplicemente persone. Ogni vittima va ricordata con dolore, un dolore che dovremmo sentire vivo e presente anche quando il pensiero torna inevitabilmente ai giorni nostri, alle catastrofi del Mediterraneo”.

Questa giornata di grande intensità civile, destinata soprattutto ai giovani, è stata istituita da una legge votata dopo un lungo e tormentato iter da quasi tutti i partiti nel 2004, in coincidenza con il Trattato di pace del 10 febbraio 1947 tra Italia e Jugoslavia che ridisegnava i confini dei due Paesi.

Tra le vittime delle foibe, oltre a moltissimi dirigenti e membri fascisti figurano anche ufficiali, funzionari e dipendenti pubblici, insegnanti, impiegati bancari, sacerdoti come il beato don Francesco Bonifacio, studenti come Norma Cossetto, orribilmente seviziata, stuprata e uccisa dopo un’agonia infinita, cittadini legati solo da radici comuni a quelle terre e persino partigiani e antifascisti autonomisti fiumani.

Per non parlare dei destinatari del grande esodo che costrinse centinaia di migliaia di italiani a lasciare la casa e gli affetti per finire profughi in Italia. Celeberrimo il “treno della vergogna”, il convoglio ferroviario che nel 1947 trasportò da Ancona gli esuli di Pola, su cui si scateneranno le invettive e le infamie più brutali.

MB

I fatti in breve

  • In occasione del Giorno del Ricordo, in memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata, venerdì 10 febbraio, al Cimitero monumentale di Torino si è tenuta la cerimonia commemorativa presso il Monumento dedicato.
  • Questa giornata di grande intensità civile, destinata soprattutto ai giovani, è stata istituita da una legge votata dopo un lungo e tormentato iter da quasi tutti i partiti nel 2004, in coincidenza con il Trattato di pace del 10 febbraio 1947 tra Italia e Jugoslavia che ridisegnava i confini dei due Paesi.

Dichiarazioni

“Un’occasione, quella di oggi, in cui desidero ribadire che non siamo solo quello che siamo oggi, ma anche ciò che ricordiamo, e lo dico non solo come presidente del Consiglio regionale ma anche in qualità di presidente del Comitato per i diritti umani - ha affermatoil presidente del Consiglio regionale del Piemonte Laus -. L’umanità e le istituzioni hanno fallito nel momento in cui hanno rimosso il ricordo delle cause e delle responsabilità degli orrori accaduti in passato e che  oggi, purtroppo, hanno ceduto il passo alla discriminazione e al rifiuto dell’altro. Siamo davanti ad un’involuzione culturale che ha travolto ogni ambito della società moderna, con il fondato pericolo che venga compromesso il diritto di ognuno di noi a esercitare la propria libertà personale. Le foibe furono un atto disumano che colpì indiscriminatamente gli italiani. In quei morti non c’è distinzione tra combattenti di destra o di sinistra, di ideologia o religioni. Erano semplicemente persone. Ogni vittima va ricordata con dolore, un dolore che dovremmo sentire vivo e presente anche quando il pensiero torna inevitabilmente ai giorni nostri, alle catastrofi del Mediterraneo”.