Csi, "ci vuole assunzione di responsabilità"

“Occorre che ciascuno dei soci si assuma la propria responsabilità e lo faccia compiutamente, considerando tutte le implicazioni del caso, guardando anche al futuro dei dipendenti del Consorzio, sul quale sono state spese parole, ma esclusivamente quelle. Non intendo fare una disamina tecnico giuridica sul parere di Anac. Ricordo soltanto che la richiesta di parere non era obbligatoria, visto che la gara era partita prima della nuova legge sugli appalti. E non c’è obbligo di conformarsi al parere: l’unico obbligo è quello di motivare approfonditamente la propria posizione”. Così l’assessora alle Partecipate è intervenuta con un’informativa sul Consorzio per il sistema informativo Piemonte, in Consiglio regionale.

“L’oggetto della procedura di dialogo competitivo del Csi era quello di sollecitare progetti per la crescita, non di stagnazione. Secondo noi la procedura ha dato esito positivo: ci sono operatori di mercato forti disposti a investire su Csi. Circa le modalità della procedura, queste sono state vagliate a suo tempo. Oggi, a dialogo competitivo concluso, è intervenuta da parte del Comune di Torino la proposta di fare un quesito all’Anac che ha risposto sollevando una serie di perplessità sulla procedura seguita.

Secondo l’assessora “sarebbe comunque legittimo procedere con la gara, spiegando perché non si accolga il parere Anac. Anche perché negli ultimi due anni sono intervenute norme sempre più stringenti per gli affidamenti in-house. Ora il Csi sta valutando il parere Anac, per capire cosa si possa salvare della procedura o individuare altre strade ottemperanti le richieste dell’agenzia. Poi ci sarà un confronto con gli altri soci. Nelle prossime settimane sarà convocata l’assemblea dei soci per capire quale modello mettere a bando e decidere se procedere o meno con il dialogo competitivo: in caso contrario andranno date indicazioni per il futuro”.

La rappresentante di Giunta ha ricordato che “per Csi qualunque riduzione di affidamento da parte dei consorziati, aumenta immediatamente i costi per gli altri consorziati: inevitabilmente prima o poi questa tendenza potrebbe ripercuotersi sulle persone che in Csi lavorano. Oggi la capacità di investire di Csi è quasi azzerata, quella di nuove assunzioni è azzerata del tutto”.

Sono intervenuti quindi i consiglieri del Movimento 5 Stelle, che hanno contestato all’attuale Giunta di “essere quella che mette la pietra tombale sul Csi, dopo che i suoi predecessori hanno contribuito a fargli perdere diverse commesse. I privati che vanno a investire sul Csi rischiano di spolparlo per togliersi di mezzo un concorrente, non per farlo crescere: oggi il Consorzio ha oltre mille dipendenti, cresciuti mentre le commesse si riducevano. Pensiamo che il problema sia disfarsi del Consorzio senza prendersi la responsabilità e affidandosi al mercato”.

È stato poi aggiunto che “il Csi è un ente strumentale, cui l’amministrazione delega ciò di cui non ha competenze interne. E lo fa anche per centinaia di piccoli enti, che un tempo venivano integrati in modo digitale, con i servizi di informatizzazione a favore dello sviluppo di un’economia. Da otto anni non ci sono più obiettivi pubblici in questo senso: avevamo la decima azienda italiana di Ict, che conosceva tutta la digitalizzazione dell’amministrazione pubblica piemontese, dalla Regione alla più piccola biblioteca. Ma tutto ciò è stato perso per mancanza di obiettivi politici”.

Per Forza Italia, “le preoccupazioni sono anche sulla gestione della cosa pubblica. C’è la questione Csi, c’è l’appalto diretto alle Fs delle linee ferroviarie regionali e anche qui l’Anac ha avuto da ridire. Il discorso è complessivo, in una situazione di libero mercato, nella quale mi pare l’obiettivo sia ridurre i costi”.

E il Movimento per la Sovranità ha registrato che “il processo sul Csi avviato in questa legislatura, di fatto si è interrotto. L’assessora ha lasciato un margine di recupero della procedura, ma mi pare che le possibilità siano risicate. Credo che la privatizzazione di Csi sia fallita: forse le cose sono state fatte con un po’ di superficialità”.

Per il Pd, poi, “molti dicono cosa non va bene, pochi indicano una strada per trovare la soluzione migliore. Visto che la questione è complessa non possiamo recitare parti diverse sullo stesso palcoscenico, speculando inutilmente. Da pochi anni la normativa in materia è cambiata radicalmente. Il parere Anac è molto articolato e non è perentorio sulla ricerca di soluzioni. Ci sono mille e cento dipendenti, quindi la questione è molto seria”.

È intervenuto quindi il consigliere di Sinistra italiana, spiegando che le “preoccupazioni dei lavoratori che hanno sfilato la scorsa settimana sono anche le nostre. Non dobbiamo cancellare una storia di quarant’anni. Quella dei servizi pubblici non è solo una sfida per il Pubblico ma per tutti”.

In conclusione l’assessora ha ribadito la necessità di “assumere una decisione. E dovrà farlo l’assemblea del Consorzio. I soci devono dire cosa vogliono fare: il problema Csi non è solo giuridico e amministrativo, ma riguarda tante persone”.