Consiglio Regionale del Piemonte

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Mille educatori a rischio

Avevano i titoli, finora, per fare gli educatori e questo ruolo lo svolgono da anni nel sociale. Ma la nuova norma nazionale li costringe a frequentare un corso ritenuto costoso per adeguare la loro formazione. In tutta Italia sono circa 25 mila e in Piemonte più di mille.

I sindacati Cigl, Cisl e Uil sono stati ricevuti in Consiglio regionale dal presidente Nino Boeti e dal consigliere segretario Giorgio Bertola per illustrare la situazione e chiedere un intervento da parte della Regione Piemonte anche per scongiurare una possibile crisi occupazionale.

All’incontro sono intervenuti pure il presidente della quarta Commissione Domenico Rossi e gli assessori all’Istruzione Gianna Pentenero e alle Politiche sociali Augusto Ferrari, oltre numerosi consiglieri e consigliere.

Gli educatori lavorano soprattutto nei servizi socio educativi e socio assistenziali con utenti di ogni età: disabili, anziani, malati psichiatrici, marginali e immigrati; oltre che nel settore pubblico vengono impiegati nel privato sociale che opera su appalti o convenzioni pubbliche.

Dal primo gennaio 2018 la legge di bilancio ha riordinato la figura dell’educatore, dando una dignità e un riconoscimento ai lavoratori laureati in scienze dell’Educazione, ma allo stesso tempo obbligando chi svolge quell’attività con altro titolo a sostenere un corso di sessanta crediti universitari, proposto dalle Università a carico degli stessi lavoratori.

Per questo motivo le Organizzazioni sindacali chiedono al Parlamento di modificare il testo normativo recuperando il Ddl “Iori” che conteneva misure di salvaguardia dei lavoratori e delle lavoratrici che attualmente svolgono il ruolo di educatore nei servizi socio assistenziali e socio educativi.

Al termine degli interventi, Pentenero ha spiegato come la questione sia complessa, perché si è passati da un sistema di qualifiche regionali a uno nazionale. I tre tipi di operatori citati dall’assessora sono quelli che operano nella sanità, nei servizi sociali e in quelli educativi. Mentre per i servizi sociali ed educativi è prevista una deroga per chi ha una certa anzianità di servizio, questo non vale per gli operatori socio-sanitari, ragione per cui si sta lavorando a una delibera regionale che disciplini meglio questi percorsi.

Sull’argomento il consigliere Rossi ha presentato un ordine del giorno richiedendo che venga riconosciuta l’equipollenza alla laurea del titolo rilasciato dalla Regione.