Consiglio Regionale del Piemonte

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Salvaguardare titoli e occupazione degli educatori professionali

Chiedere ai Ministeri competenti di riconoscere l’equipollenza alla laurea abilitante del titolo di educatore professionale conseguito al termine dei corsi regionali successivamente al 1999 e attivare corsi universitari per assistenti sanitari sul territorio piemontese. È quanto chiedono, rispettivamente, l’ordine del giorno e la mozione approvati all'unanimità dei votanti nella seduta odierna dal Consiglio regionale.

Il primo documento - presentato dal primo firmatario Domenico Rossi (Pd) - prende atto che “migliaia di educatori professionali con attestato acquisito al termine dei corsi regionali effettuati dopo il 1999 non hanno avuto riconosciuta l’equipollenza e, pertanto, non sono in condizione d’iscriversi all’Albo”. In base alla legge di bilancio 2018 (legge 205/2017, articolo 1, commi dal 594 al 601), inoltre, “il legislatore ha previsto la salvaguardia dell’occupazione degli educatori professionali (con inquadramento di educatore privo di titoli o con titoli attualmente ancora non riconosciuti, ma con i requisiti stabiliti dalla normativa in materia), solo se operanti nella stessa azienda privata, ma non ha indicato nulla per le situazioni di cambio di gestione degli appalti”. Per questo impegna la Giunta regionale “a farsi con urgenza portavoce presso i Ministeri di competenza affinché sa riconosciuta l’equipollenza alla laurea abilitante del titolo di educatore professionale, conseguito al termine dei corsi regionali successivamente al 1999, così legittimando all’iscrizione all’Albo e all’esercizio della professione figure preparate con offerta formativa regionale, in modo da sanare un vuoto normativo e salvaguardare il patrimonio di professionalità maturato e a intervenire presso le sedi opportune affinché nei capitolati di appalto delle Asl e delle Aziende regionali interessate e nelle norme di accreditamento vigenti sia introdotta una clausola di salvaguardia nei confronti del personale coinvolto con inquadramento di educatore privo di titoli, o con titoli attualmente non ancora riconosciuti, ma con requisiti stabiliti dalla normativa in oggetto”.

Il secondo documento – proposto dal primo firmatario Davide Bono (M5s) – rileva che, nonostante siano trascorsi oltre vent’anni dall’emanazione del profilo professionale di assistente sanitario, in Piemonte non è stato avviato alcun corso di laurea triennale in materia.

“Gli assistenti sanitari oggi in Italia ammontano a 6.164 – si considera nella mozione - e con 369 posti in più si verrebbe a coprire anche il turnover”. Gli studenti piemontesi propensi a intraprendere questa professione, che ancora presenta sbocchi lavorativi e molte richieste sul mercato del lavoro pubblico e privato, devono affrontare molte difficoltà soprattutto di origine economica in quanto costretti, per poter conseguire la laurea, recarsi presso le Università di Milano o Genova, o in Università ancora più lontane.

A tal fine s’impegnano l’assessore e la Giunta regionale “a censire i fabbisogni di assistenti sanitari per ciascuna Azienda sanitaria regionale, per poter bandire con urgenza concorsi; a promuovere – d’intesa con le Università di Torino e del Piemonte Orientale – l’istituzione con celerità di un corso di laurea triennale in Assistente sanitario sul territorio piemontese in grado di recepire le necessità professionali regionali e di valorizzare la suddetta professione, qualificata prioritariamente nell’ambito della prevenzione, ma spendibile in ambiti importanti sanitari in cui sia richiesta grande capacità di comunicazione, quali per esempio le case della salute, i servizi vaccinali, la medicina del lavoro, i dipartimenti di prevenzione e la tutela materno infantile”.