Consiglio Regionale del Piemonte

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Dighe idroelettriche: c’è tempo fino a ottobre

È proseguita nelle commissioni Terza e Quinta la trattazione del Disegno di legge della Giunta regionale per l’assegnazione delle grandi derivazioni ad uso idroelettrico.

Il provvedimento, per non incorrere nelle procedure europee di infrazione, avrebbe dovuto essere approvato dal Consiglio regionale entro il 31 marzo. Ma la fase emergenziale ha portato ad una proroga al 31 ottobre dei termini da parte del Governo

Lo scorso 5 marzo lo stesso rappresentante dell’Esecutivo aveva illustrato i contenuti del testo di quella che può essere considerata la prima forma di autonomia regionale in ambito energetico e di sviluppo di energia rinnovabile.

Nel frattempo, la Giunta regionale ha dovuto rivedere alcuni aspetti del provvedimento alla luce dell’impugnativa del Governo della legge della Regione Lombardia sullo stesso argomento. In particolare riguardano il rischio di violare gli articoli della Costituzione, che attribuiscono allo Stato la competenza legislativa in materia di ordinamento civile e tutela del paesaggio.

Nel corso dei vari interventi, il Gruppo del Pd ha tra l’altro sostenuto che il Ddl privilegia l’uso prioritario dell’energia rispetto alla tutela ambientale, mentre per il M5s non è giusto concentrarsi solo sugli aspetti economici.

La Maggioranza ha ribadito che si tratta di un programma orientato in modo da ottenere miglioramenti nell’ambito della produzione di energia rinnovabile, della riqualificazione ambientale dei bacini a valle degli invasi, degli interventi di compensazione a beneficio dei territori interessati. In particolare, oltre che sull’urgenza di approvare il testo, la Lega si è anche soffermata sul ruolo che potranno giocare le piccole-medie imprese riunite in Associazioni temporanee.

Per Forza Italia è doveroso prestare la giusta attenzione alle impugnative avvenute  in altre Regioni cosi come occorre fare un’analisi attenta e prudente anche rispetto al tema del rapporto con le Province e con gli enti che non hanno competenza in materia. Altro aspetto da considerare sarà quello legato al disagio ambientale, presente non solo per  le grandi derivazioni. Un aspetto da non sottovalutare per non rischiare di avvantaggiare territori rispetto ad altri.

Sul provvedimento erano giunte osservazioni da sette portatori d’interessi. All’interno di un giudizio complessivamente positivo, Pro Natura Piemonte e Legambiente avevano sottolineato lo sbilanciamento degli interessi energetici rispetto a quelli ambientali, mentre Coldiretti si era soffermata sull’uso irriguo delle acque. Confindustria aveva invece parlato di possibile distorsione della libera concorrenza. Il Consiglio delle autonomie locali (Cal) aveva poi espresso parere favorevole a maggioranza condizionandolo all’istituzione di un tavolo tecnico-politico per effettuare tutti gli approfondimenti necessari alla stesura dei regolamenti e degli atti attuativi, con il pieno coinvolgimento delle Province e della Città metropolitana.

Il meccanismo di apertura alla concorrenza a cui verrà sottoposta l’assegnazione in concessione della risorsa idrica e delle opere regionali risulta particolarmente innovativo rispetto al passato, in quanto sarà possibile inserire nei bandi specifici criteri di individuazione della migliore offerta. La Regione dovrà riassegnare 67 concessioni che storicamente erano in capo allo Stato, si tratta del primo passo verso la gestione autonoma di dighe e invasi utilizzati per la produzione di energia. Il dispositivo è composto da 23 articoli destinati a disciplinare il settore dopo il passaggio dal Demanio alle Regioni delle infrastrutture. Saranno però soltanto le concessioni superiori a 3.000 kw quelle da riassegnare con bandi di evidenza pubblica. Undici di queste sono scadute e le procedure di assegnazione dovranno partire entro il 2022.

 

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