Tav, il nodo del deposito dello smarino

La questione del deposito temporaneo dello smarino del cantiere Tav nelle aree di Susa e Salbertrand, è stato argomento delle due audizioni che si sono svolte questa mattina con la Commissione Trasporti, presieduta da Mauro Fava.

Nella prima parte si sono pronunciati sull’argomento il presidente dell’Unione montana dei Comuni della Valsusa Pacifico Banchieri, il sindaco di Susa Piero Genovese, il sindaco di Salbertrand Roberto Pourpour, accompagnati dai tecnici dei rispettivi Comuni.

Nel progetto originario la produzione dei conci in cemento e il deposito dello smarino (materiale roccioso estratto per la costruzione del tunnel di base) dovevano essere fatti esclusivamente a Salbertrand, ma l’area individuata non sarà libera prima del 2024. Si è quindi passati all’ipotesi dell'utilizzo anche del sito dell’autoporto di Susa. Gli amministratori locali hanno manifestato tutte le loro perplessità per l’installazione di un cantiere così ampio con notevoli problemi di impatto sul territorio, sia dal punto di vista ambientale, che sanitario e della viabilità: “c’è bisogno di una revisione del progetto e di una valutazione dell’impatto ambientale”.

Nella seconda audizione i Commissari hanno ascoltato e posto domande all’architetto Paolo Foietta, presidente della Commissione intergovernativa Italia-Francia. Foietta ha ripercorso le tappe del progetto ed ha confermato che “l’esercizio provvisorio della nuova linea ferroviaria Torino-Lione inizierà nel 2031 con il passaggio dei primi treni merci”.

Numerose le domande poste agli auditi da parte dei consiglieri: Francesca Frediani (M4o), Valter Marin (Lega), Daniele Valle (Pd), Marco Grimaldi (Luv), Alberto Avetta (Pd).

 

Foto: la fabbrica dei conci (foto Telt)